Come potete verificare voi stessi, dai risultati
dell'indagine riportata a pagina 9 del Survey,
dal primo febbraio al 6 aprile 2020 su 3859 soggetti deceduti,
soltanto 133 erano positivi al tampone del Coronavirus.
Stiamo parlando di una percentuale di decessi per Coronavirus
che è del 3.4%.
La prima cosa strana è che in questa pagina il compilatore identifica il dato
dei 133 positivi al Coronavirus su 3859 decessi
con una percentuale
del 3,1% , mentre se si fa il calcolo la cifra 133 rappresenta il
3,4% di 3859.
Tuttavia l'aspetto narrativo più incredibile di
questo racconto è che, se leggete il paragrafo a pagina 9 che
riporto di seguito, il compilatore del racconto Survey con un
artificio narrativo vorrebbe estendere il dato dei decessi per
Coronavirus includendo in modo palesemente forzato nella percentuale
anche 1310 soggetti con sintomi simil-influenzali.
Il compilatore infatti tenta di aggregare al dato
dei positivi al tampone anche coloro che avevano dei sintomi
"simil-influenzali" facendo così arrivare la percentuale
al 37% e creando nel contempo una nuova categoria epidemiologica:
COVID 19 + sintomi influenzali.
Non potendo ovviamente mentire su un rapporto
ufficiale, perché si tratterebbe di falso in atto pubblico (Art. 483
C.P), il compilatore aggiunge all'espressione “decessi di persone
positive” la frase "o con manifestazioni
simil-influenzali". Una specie di gioco delle
tre carte in stile medico-sanitario.
Questa impostazione narrativa si ripete anche nella
TABELLA 2 a pagina 11 del Survey che riportiamo qui in basso, dove,
anche se è riportato il totale dei decessi per COVID 19, che
ricordiamo essere di 133 su 3859, si cerca di
creare una nuova categoria di insieme,
aggregando il dato dei soggetti deceduti
positivi al tampone con soggetti deceduti con sintomi
simil-influenzali. Un impostazione che va bene per le
commedie di Vanzina ma che in un racconto dal titolo “Survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie” è decisamente fuori luogo.

Come potete osservare, in questa tabella (tabella 2) sono riportati
soltanto le percentuali che riguardano i soggetti deceduti positivi
al COVID 19, i quali vengono contabilizzati insieme a dei
soggetti che avevano soltanto dei sintomi
definibili come SIMIL-INFLUENZALI. Quello che manca in questa
tabella è la percentuale di soggetti deceduti la cui causa di morte
è stata accertata come dovuta esclusivamente a COVID 19.
Teniamo presente che la
definizione “sintomi simil-influenzali” significa che il
soggetto in questione non soffre di uno stato influenzale ma accusa
solamente dei sintomi che possono essere tosse, febbre, mal di gola o
anche soltanto uno di questi.
Le percentuali elencate nella tabella si riferiscono
perciò ad un insieme di soggetti che non ha alcuna ragion d’essere
aggregata, perché questo insieme è composto lo ricordiamo da quei
133 soggetti positivi al Coronavirus e dai 1310
soggetti che presentavano dei sintomi simili all’influenza.
Quindi la domanda è: perché il compilatore nel
calcolare la percentuale dei decessi per Covid 19 mette insieme
soggetti risultati positivi al tampone con soggetti che
avevano solo dei sintomi simil influenzali?
Quale valenza medico-scientifica può avere un
dato che aggrega soggetti positivi e negativi insieme?
Comprendiamo l’intento del compilatore, nel
voler “arricchire” il dato dei deceduti attribuendo alla
categoria dei positivi da covid 19 anche chi aveva solo dei sintomi,
ma stiamo parlando di un prestigioso Istituto di ricerca che si
definisce “Superiore” e che lo ricordiamo, nasce nel 1931 su
iniziativa della Fondazione Rockefeller.
Questo è lo stile narrativo con il quale l'Istituto
Superiore di Sanità ci racconta questo film.
Dopo avere letto il rapporto ho contattato il dott.
Graziano Onder dell'ISS al quale ho chiesto se fosse possibile avere
la totalità dei dati contenuti nell’indagine. Il dott. Onder mi ha
risposto che per avere i dati completi bisogna fare una richiesta
scritta alla PRESIDENZA dell'ISS ma ha aggiunto: "Non è
detto che questi le saranno forniti". Se il lettore fosse
interessato a inoltrare la richiesta l’indirizzo email è
presidenza@iss.it
Questo per quanto riguarda il quadro narrativo che
sono riuscito a ricostruire a livello nazionale.
A livello regionale il racconto è anche più
straordinario e fantasioso e soprattutto si manifesta in aperta
contraddizione rispetto alle informazioni allarmistiche diffuse dagli
organi di informazione.
Partiamo dalla Lombardia che è stata la regione
italiana apparentemente più colpita da questa epidemia.
All’inizio del mese di aprile 2020, la redazione
di Altraeconomia, mensile di Economia indipendente, ha inoltrato
richiesta di accesso civico alle Agenzie di Tutela della Salute (ATS)
e alle Aziende Socio Sanitarie Territoriali (ASST) lombarde. L'articolo di Altreconomia lo trovate qui.
Le Agenzie di Tutela della Salute (ATS), istituite
nel 2015 in sostituzione delle precedenti Aziende Sanitarie Locali
(ASL), sono otto e sono distribuite su tutto il territorio della
Lombardia e delle sue undici province e della Città metropolitana di
Milano.
L'Accesso civico (semplice o generalizzato) consente
a chiunque di accedere a dati, documenti e informazioni delle
pubbliche amministrazioni senza necessità di dimostrare un interesse
qualificato (Art. 5, D.Lgs. 33/2013). I dati richiesti riguardavano i
decessi negli ospedali e nelle RSA e i contagi del personale
sanitario, inclusi i medici di base, informazioni decisive che la
Regione dovrebbe avere in mano da tempo e in continuo aggiornamento.
A nemmeno una settimana lavorativa dal protocollo delle istanze,
avevano già risposto alla richiesta ben sei ATS su otto:Bergamo,
Brescia, Brianza, Insubria, Pavia e Val Padana e la risposta è stata
la stessa da parte di tutte e sei:
“Tutto il personale, non solo sanitario ma
anche tecnico e amministrativo è occupato nella gestione
dell’epidemia che ha particolarmente colpito il territorio di
afferenza della nostra ATS”.
Massimo Giupponi direttore dell'Agenzia di Tutela
della Salute di Bergamo ha inoltre aggiunto: “richiedendo
l’elaborazione di una mole considerevole di dati, allo stato non
aggregati stante il quadro aziendale sopra descritto, non può essere
evasa. E per aziende e agenzie già così provate
dall’eccezionalità una richiesta di dati -teoricamente già
raccolti e aggregati- non sarebbe pertanto compatibile con la
necessità di assicurare il buon andamento delle strutture. Di più:
si tratterebbe di nocumento sull’efficienza
dell’Amministrazione nonché causa di intralcio”.
Quindi secondo il
Direttore dell’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo fornire i
dati dei decessi e dei contagi in Lombardia sarebbe “causa di
intralcio” al buon andamento dell’amministrazione.
A fronte di questo diniego totale da parte della
Regione Lombardia di fornire i dati sui decessi riguardanti
l’epidemia in corso, gli organi di informazione hanno continuato e
continuano tuttora a sfornare dati allarmistici sul contagio, dati
che lo ricordiamo non sono confermati da nessuna istituzione
sanitaria né preposta al controllo demografico o
all’elaborazione statistica.
La fonte principale degli organi di informazione
sono i bollettini giornalieri forniti dalla Protezione Civile e sono
dati che mancano di quegli elementi strutturali fondamentali di cui
vi ho parlato all’inizio di questa analisi e cioè la finestra
temporale e l’area geografica di riferimento. Ad
ogni modo gli organi
di informazione, senza alcun riferimento temporale né geografico, si
sono sbizzarriti ad elaborare i dati con modalità artistiche e
stravaganti.
Adesso vi invito ad esaminare insieme a me questo
breve ma significativo articolo riassuntivo della situazione
epidemica nella provincia di Bergamo, pubblicato dal Corriere della
Sera il 1 aprile 2020 data simbolica e significativa.
La premessa di cui
bisogna tenere conto
nell’analisi di questa
narrazione è che la Regione Lombardia per mezzo delle Agenzie
di Tutela della Salute non ha mai comunicato alcun dato ufficiale
relativo nè ai decessi nè ai contagiati di Covid 19.
L’articolo, che trovate qui, è a firma di Armando Di Landro e Pietro Tosca per corriere.it pretende in sole 60 righe di
descrivere la situazione in quella che, secondo l’opinione comune,
è stata l’area più colpita in Italia dall’epidemia di
Coronavirus e nella stessa pagina è presente il famoso video del
corteo funebre militare con i camion che escono dall’ospedale da
campo bergamasco.
In questo clima di morte, e con una scenografia da
film dell’orrore, i due giornalisti nel paragrafo “il metodo e
l'esito” della lunghezza di ben 13 righe, pretendono non solo di
spiegare al lettore la metodologia statistica con la quale si è
calcolato l'impatto di questa tragedia che ha colpito centinaia di
famiglie ma lo fanno utilizzando un indovinello:
“Presi, per esempio, i 121 mila abitanti di
Bergamo e una differenza di 478 deceduti tra i residenti in città
(erano 124 a marzo 2019 e sono stati 602 quest’anno), quanti
sarebbero i morti in provincia se la popolazione cittadina fosse un
campione in grado di rappresentare tutta la Bergamasca?”
A parte il cattivo gusto di utilizzare la forma
dell’indovinello per informare il pubblico di una tragedia simile,
la domanda sottesa all’indovinello è di una superficialità unica
perché la campionatura senza la presenza della variabile temporale,
mai comunicata dalla Regione, non è fattibile e non ha alcun valore
statistico. Inoltre riguardo i soggetti deceduti bisogna verificare su quanti di questi è stata fatta l'autopsia e sappiamo che il Ministero della Salute ha
vietato l'esecuzione di autopsie sui malati da COVID 19.
Quindi questo indovinello dell'orrore pretende di rivelarci "il metodo" con il quale sono stati elaborati i dati sui decessi da Covid 19. Si tratta di una proiezione basata su una stima che non è comprovata da alcun dato demografico perché, come ripetiamo da un pò, la Regione Lombardia a tutt’oggi non ha rilasciato alcun dato ufficiale su contagi e decessi.
Inoltre è più che evidente che la forma dell'indovinello e la complicatissima formula di calcolo statistico proposta dai due "giornalisti" ha il solo obiettivo di confondere il lettore che in uno stato di tensione come quello creato da immagini di camion che portano via dei feretri non solo non può mettersi a rispondere a un indovinello ma nemmeno a fare calcoli astrusi come quelli proposti da questi due deficienti.
Ma l’elemento più creativo, se non fosse tragico, è quel numero che ho sottolineato in rosso nell’immagine (2060 vittime). Secondo i due giornalisti del corriere il numero 2060 indica i decessi per Covid 19, ancora una volta senza inquadrare il dato in una finestra temporale o geografica. La cosa drammaticamente seria è che quel numero lo ritroviamo in un altra comunicazione ufficiale riportata dal quotidiano Repubblica in un articolo pubblicato due settimane prima:
Secondo l'articolo di Repubblica che trovate qui 2060 non è il numero di decessi per Coronavirus ma è il numero di persone ricoverate in terapia intensiva. Anche qui non c’è alcuna finestra temporale né geografica che ci possa aiutare a inquadrare il dato in uno spazio e in un periodo di tempo determinati. Perciò sono dati senza senso, quindi dal film horror si passa direttamente a una commedia dei Vanzina.
La domanda che ci dobbiamo porre è quindi la seguente: questi 2060 individui sono vittime decedute a causa del Coronavirus, come raccontato dal Corriere della Sera, oppure sono pazienti in terapia intensiva come raccontato da Repubblica?
Ai fini della presente analisi la risposta non è rilevante perché ciò che questa analisi comparativa mira a dimostrare è che l’unico obiettivo della narrazione degli organi di informazione è creare terrore e allarmismo. Il tema della narrazione seguito da tutti gli organi di informazione è sempre lo stesso: seminare il terrore.
E per farlo i media utilizzano dati che non sono
comprovati da alcuna istituzione perché, come dichiarato da Massimo
Giupponi, direttore dell'Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo,
“fornire i dati sarebbe causa di intralcio al buon andamento della
pubblica amministrazione”. Questo però non impedisce alla stessa Regione
Lombardia di continuare a creare allarme essa stessa continuando a
non fornire alcun dato.
Il presidente della Regione Lombardia Fontana,
dall’inizio dell’emergenza Coronavirus non si è mai tolto la
mascherina. La cosa può essere spiegabile dal punto di vista
estetico ma dal punto di vista narrativo il messaggio è eloquente:
c’è pericolo.
In questo articolo di Rai News che trovate qui l’assessore al
Welfare della regione Lombardia Giulio Gallera si presenta in video
mascherato e afferma che “i dati non consentono di rilassarci”.
La dichiarazione di Gallera a RAI NEWS è un esempio scolastico di racconto di fantasia: “I deceduti sono 10.511 con 273 nuovi decessi mentre ieri c'era stata una crescita di 216.”
Questi dati mancano dei parametri necessari e fondamentali ai fini statistici, infatti non si inquadrano in una finestra spazio temporale e soprattutto non sono supportati da un racconto sui referti autoptici. Ergo è una narrazione di fantasia.
Quindi da una parte la Regione Lombardia nega agli organi di informazione che ne fanno richiesta l’accesso ai dati inquadrati in un’area geografica e un periodo di tempo determinati. Dall’altro lascia tutti liberi, compresi loro stessi, di sparare qualsiasi cifra perché la regola è sempre quella di seminare il terrore. E Gallera lo dice con una mascherina sul volto mentre indossa giacca e cravatta nel salotto di casa sua. In altre parti d'Italia però qualcuno i dati sui decessi del primo trimestre del 2020 è riuscito ad averli, quantomeno quelli a livello comunale.