Thursday, May 29, 2014

Milano e il bene comune questo sconosciuto






Ieri presso il Teatro Dal Verme si è tenuto il convegno “Il Buon Governo e il bene comune. Cultura, economia e buona amministrazione” organizzato e promosso da Tirelli & Partners in collaborazione con il Comune di Milano, Fondazione Politecnico di Milano e ATM.

Partendo dall’arte e dal ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti, l’incontro si è sviluppato attraverso il contributo di ospiti di rilievo in una riflessione alla riscoperta della centralità del bene comune quale guida per la costruzione oggi di un mondo a misura di tutti.

Gli ospiti dell'evento:

Marco E. Tirelli, Tirelli & Partners
Mariella Carlotti
Gherardo Colombo, consigliere del CdA della RAI
Andrea Dall’Asta S. J., direttore della Galleria San Fedele, Milano
Annibale D’Elia, responsabile Bollenti Spiriti programma giovani Regione Puglia
Oscar Farinetti, imprenditore
Riccardo Luna, giornalista
Gianluca Vago, rettore Università degli Studi di Milano
Ilaria Valente, preside della Scuola di Architettura e Società, Politecnico di Milano
Salvatore Veca, filosofo
Ada Lucia De Cesaris, vice Sindaco del Comune di Milano
Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano
Giangiacomo Schiavi, vice Direttore Corriere della Sera


Essendo un incontro sul bene comune ci si aspettava un evento basato sulla partecipazione, invece al pubblico non è stato consentito parlare, intervenire, replicare o fare domande, quindi in pratica non si è trattato di un incontro ma di un comizio unilaterale. 

Uno strano modo di interpretare il concetto di bene comune. 

Il comizio è iniziato con la presentazione degli affreschi di Ambrogio Lorenzetti ad opera della Professoressa Carlotti che ha illustrato in maniera puntuale il contesto sociale e politico della Toscana del 1300. 

In particolare, l'elemento fondamentale da cui si è poi ispirato il comizio è stata la scissione dicotomica tra bene individuale e bene comune che nella Toscana del 1300 erano connotati rispettivamente come male e bene. In pratica l'interesse individuale è rappresentato da Lorenzetti come il demonio mentre il bene comune è il presupposto della società ideale. 

Il paradosso a cui si è assistito durante il comizio è che la visione medievale dicotomica del Lorenzetti è rimasta immutata anche nell'Italia del 2014. 

In pratica per l'intera durata del comizio nessuno tra gli "ospiti di rilievo" ha messo in evidenza la frattura improponibile ai giorni nostri della Weltanschauung Lorenzettiana e nessuno si è sentito oltraggiato dall'assistere alla perpetuazione della visione medievale del mondo da parte dell'elite culturale che rappresenta il paese Italia. (Ah giusto! al pubblico non era consentito parlare!)

Nessuno tra "gli ospiti di rilievo" intervenuti ha mai pronunciato parole quali "coscienza collettiva" o "coscienza individuale", né tantomeno si è cercato di far coincidere le due forze individuo e collettività verso un unica direzione. 

Nessuno ha detto frasi tipo "chi ruba, ruba a se stesso" oppure "se vuoi cambiare il mondo cambia te stesso". 

Al contrario, la visione dicotomica individuo-società ha perseverato nella sua inscindibile contrapposizione medievale senza possibilità di conciliazione. 

E stiamo parlando di ospiti che rappresentano il meglio dell'elite culturale del nostro paese. 

Il mediatore del comizio, Giangiacomo Schiavi, (che è anche vice Direttore del Corriere della Sera) si è scritto su un block notes le parole chiave pronunciate dai vari ospiti: rispetto, progetto, innovazione, ordine...ma la parola "coscienza" non è mai stata pronunciata da nessuno degli ospiti (di rilievo) intervenuti.

Secondo la fisica quantistica, l'intero Universo inclusa la materia non sarebbe altro che una serie di proiezioni della coscienza ma questo tipo di visione non è nemmeno stata sfiorata dagli "ospiti di rilievo" intervenuti al comizio. 

Tantomeno nessuno degli ospiti ha parlato del fatto che il cambiamento sociale avviene sempre su base individuale. 

Nessuno degli ospiti ha detto che il buon governo per essere tale, soprattutto nel caso in cui voglia perseguire e diffondere l'idea di bene comune dovrebbe promuovere e implementare un sistema di Self-Empowerment, di crescita personale e soprattutto dovrebbe sviluppare il senso di appartenenza alla comunità da parte dell'individuo che di quella comunità fa parte. 

Invece le uniche parole che si sono sentite presuppongono una weltanschauung ancora incentrata sulla fantomatica esistenza di una realtà separata dalla coscienza come si credeva nel medioevo. 

Nonostante ciò alcuni tra gli ospiti hanno sottolineato la necessità di "stare al passo con i tempi" o che "l'Italia è indietro rispetto agli altri paesi" o "l'importanza dell'innovazione", come se l'innovazione tecnologica coincidesse con l'evoluzione della coscienza. 

In pratica l'intero comizio si è basato su un equivoco culturale medievale che non è stato MAI messo in discussione. 

L'unico relatore che ha sfiorato il problema è stato Annibale D’Elia, il quale ha dimostrato di essere l'unico ad essere in contatto con altri esseri umani. D'Elia ha portato come esempio il colloquio avuto con un ragazzino pugliese che gli ha raccontato un episodio estremamente rappresentativo della coscienza collettiva del nostro paese e che va a confermare che la visione medievale dicotomica bene individuale/bene comune di Lorenzetti è tuttora il leit motiv che guida la nostra società.

Questo ragazzino gli ha detto che più di una volta gli è capitato che durante una partita di calcio in cui gli è successo di segnare un gol, gli altri giocatori correvano dall'arbitro per chiedere di annullarlo.  

In pratica questo episodio ci dice che il talento individuale in questo paese non solo non è promosso o supportato ma è annullato, annientato. Come annientati sono stati i partecipanti all'evento di ieri che non hanno potuto nemmeno esprimere una singola opinione né formulare una domanda ai signori che governano questo paese.  

Il problema è quindi un problema di squisita matrice culturale che avevo già messo in evidenza con la recensione degli Internet Days dell'anno scorso, un evento dedicato alla comunicazione sociale, ai social network ma all'interno del quale il pubblico non aveva possibilità di interazione con i relatori. 

Come si può pensare di promuovere una visione di bene comune in una società in cui la partecipazione è vietata e l'individuo è annientato? 

Vorrei ricordare a tutti gli ospiti di rilievo intervenuti al comizio di ieri che la società, qualunque società è composta di individui e non esiste una società intesa come gruppo da indirizzare collettivamente come se fosse un branco di pecore o un esercito di soldati.

Sembra assurdo ma questa è ancora la visione della Toscana del 1300 che dopo più di settecento anni è ancora promossa e supportata dal Buon Governo Italiano.


E Pluribus Unum






Thursday, February 13, 2014

Il Portale dell'Inferno dell'Automobilista (UPDATE)





Ieri mi sono recato presso un autoscuola del centro di Milano per chiedere informazioni su come ottenere il duplicato della mia patente di guida. 

Il personale dell'autoscuola mi ha gentilmente indrizzato verso "Il portale dell'automobilista", il sito ufficiale del ministero dei trasporti che dovrebbe fornire assistenza per le pratiche automobilistiche.   

Sono andato sul sito e dopo una navigazione lenta, tortuosa e anti-intuitiva sono riuscito ad arrivare al form della registrazione, che è necessario per qualunque servizio On-line si voglia usufruire. 

Ai fini della registrazione, Il Portale dell'Automobilista richiede che l'utente scelga un user id e come molti siti web ti fornisce quattro alternative composte da nome cognome e un numero casuale. 

La cosa divertente è che se si seleziona uno dei nomi proposti dal sito, questo ti risponde che lo user-id non è disponibile. 

Come non è disponibile? Me l'avete suggerito voi!!!

Ho subito compreso che qualcosa non andava. Nonostante avessi inserito tutte le informazioni esatte, dopo aver compilato il form, ogni singola volta che cliccavo su "invia", il form mi restituiva 4 o 5 errori: codice fiscale non corrispondente, CAP non corrispondente alla via indicata ecc. 

La domanda è: "come è possibile che un sito della pubblica amministrazione, realizzato con l'esclusivo intento di FACILITARE le comunicazioni tra i cittadini e il ministero dei trasporti, abbia un tale approccio sociopatico nei confronti di questi ultimi?" 

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, noto anche con la sigla DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) il sociopatico è un soggetto che soffre di un "disturbo antisociale di personalità".  

Si tratta di un disturbo caratterizzato dal disprezzo patologico del soggetto per le regole e le leggi della società, dall'incapacità di assumersi responsabilità e dalla totale indifferenza verso i sentimenti altrui.

Ma la caratteristica dominante è l'assenza di empatia. Il sociopatico è principalmente un soggetto "incapace di immedesimarsi nell'altro e di comprendere lo stato emotivo degli altri". In pratica il sociopatico considera le persone come oggetti di cui può disporre a piacimento per soddisfare le sue esigenze fisiologiche del momento.

Come è possibile che la pubblica amministrazione non solo sia indifferente alle esigenze primarie dei propri cittadini ma arrivi addirittura a detestarli in questo modo assumendo un comportamento sociopatico? 

Il sottoscritto si considera come PC-Literate e per più di un ora non sono riuscito ad effettuare la registrazione sul sito in questione. Vogliamo per un attimo immedesimarci in un utente disabile o una persona anziana che non ha familiarità con l'utilizzo del computer o di Internet? 

Secondo voi la pubblica amministrazione e in questo caso il Ministero dei Trasporti si è immedesimato nei cittadini disabili e in quelli più anziani? 

Stiamo parlando di un sito che deve gestire le pratiche automobilistiche dell'intero paese. 

Dopo aver sperimentato l'approccio sociopatico del sito ho richiamato l'autoscuola e mi hanno detto che loro devono "LAVORARE CON QUESTO SITO TUTTI I GIORNI."

A questo punto le domande si moltiplicano. 

Come è possibile che la Pubblica Amministrazione che per statuto della stessa Costituzione deve promuovere l'iniziativa privata ex.artt. 41 e 42, sia in realtà il peggiore nemico, non solo dei cittadini italiani ma anche delle imprese private che con i loro proventi  sostengono la nostra economia e pagano la gestione di quel sito?

L'aspetto allucinante di questa vicenda è che la sociopatia del sito "Portale (dell'Inferno) dell'Automobilista" non si limita ad impedire ai propri utenti di accedere ai servizi di cui sono responsabili ma va ben oltre questo. 

Il sito infatti invita gli utenti a "seguirlo su Facebook" la cui pagina è tutta da ridere se non fosse che si tratta di una vera e propria tragedia. 

La pagina Facebook è infatti piena zeppa di commenti di utenti infuriati e imbestialiti perché il sito web non funziona, senza alcun tipo di feedback da parte dell'admin della pagina. Ovviamente il pulsante dei messaggi è disabilitato e gli utenti possono soltanto postare i loro commenti disperati sulla bacheca della pagina o in forma di commento ai posti dell'admin.

La cosa peggiore è che l'admin del sito in data 9 Dicembre 2013, ha pubblicato il seguente post:

"Stiamo pubblicando online la nuova versione del Portale dell’Automobilista, realizzata per offrire ancora più servizi e una fruizione più semplice e gradevole. I nostri tecnici stanno lavorando per offrirvi al più presto l'aggiornamento del Portale. Ci scusiamo per i disagi dovuti all'aggiornamento."

Oggi è il 13 Febbraio, sono passati due mesi da quel post. 

Io mi auguro che vi rendiate conto che questa gente ha dato alla parola "sociopatico" un nuovo significato. 




Non appena mi sono reso conto della gravità e dell'assurdità della situazione, ho immediatamente scritto un post sulla pagina facebook chiedendo di essere contattato per avere dei commenti a questo articolo.

Nessuna risposta. 

Ho anche inviato un messaggio al sottosegretario Erasmo DE Angelis per avere un commento sull'approccio sociopatico del sito, il quale mi ha risposto che "era in viaggio".


Ovviamente non ho più sentito il Sig. De Angelis.

Adesso questo articolo farà il giro del pianeta e mi auguro che questa gente cambi completamente approccio perché la sociopatia quando è relegata al range di azione di un singolo individuo è gestibile mediante un TSO e il ricovero presso una struttura sanitaria ma quando si tratta di un organo dello stato ad essere in preda di un disturbo sociopatico si crea una situazione da Germania anni 30. 




Nel caso vi venisse in mente di dimenticarvi la password per accedere al sito allora si che vi trovereste in un vero inferno, perché vi comparirebbe questa schermata in cui oltre al nome utente farlocco che il sito vi ha assegnato vi verrebbe chiesto un fantomatico CODICE CUSTOMER CARE tanto per rendere più semplice la vita del "cittadino". 

Non consideriamo poi il fatto che il sito prevede esclusivamente il recupero della password mentre quello del login non è proprio manco contemplato. 

Vi rendete conto che questo è un abominio? Una presa per il culo gigante? Una sociopatia di stato che mira a disintegrare lo stato emotivo e psicologico di chi interagisce con il sito al fine di disincentivarne l'uso? Queste strategie erano utilizzate dai governi sudamericani negli anni 60 per impedire ai cittadini di partecipare alla vita pubblica.